Terremoto Nord Italia

COSTRUIRE SPERANZA

Presidenza e Consiglio nazionale di Caritas Italiana a confronto su linee comuni di azione. A un mese dal terremoto, rinnovato il forte impegno in Emilia e nel Nord Italia, accanto alla popolazione colpita.

La Presidenza e il Consiglio nazionale il 18, 19 e 20 giugno si sono riuniti a Roma per un confronto su più fronti di azione e di riflessione comune. “Il nostro servizio – ha auspicato S.E. Mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e Presidente della Caritas Italiana – a tutti i livelli sia sempre ispirato dalla fede e dall’eucarestia. Non a caso – ha aggiunto il vescovo – si insiste nel collegare l’anno della fede, che si apre il prossimo 11 ottobre, con la carità”. Il Presidente ha anche sottolineato il momento significativo del cammino Caritas, superato il traguardo dei 40 anni, con l’avvio di una nuova fase che deve però fare i conti con situazioni critiche: dal terremoto in Emilia Romagna e nel Nord Italia ai morsi sempre più profondi di una crisi europea e mondiale. L’imperativo per la Caritas è di restare dentro la quotidianità, accanto alla gente, con le persone meno tutelate che continuano a pagarne il prezzo più alto. Una sessione specifica è stata dedicata ad una profonda verifica dell’intervento delle Caritas in Abruzzo a tre anni dal terremoto e a seguire, a un mese dalla nuova emergenza, si è fatto il punto sulle sinergie attivate in occasione del terremoto che ha colpito in particolare l’Emilia Romagna.

Con preoccupato allarme per l’ennesima tragedia nel mare della Puglia con la perdita di ulteriori vite umane e in vista dello smantellamento del sistema delle accoglienze previsto per il 31 dicembre 2012, il Consiglio nazionale ha rilanciato l’attenzione sul tema dei profughi dal Nord Africa ospitati anche dalle strutture Caritas. Al di là delle paventate conseguenze sociali, permangono nell’immediato enormi difficoltà di gestione, sia per ritardi nei rimborsi, sia per il sovraffollamento dei Centri per richiedenti asilo pieni di persone che hanno visto respinta la loro domanda e hanno avviato ricorsi. Manca quindi una prospettiva e un chiaro quadro complessivo del sistema delle accoglienze.

Un altro appello è arrivato sul servizio civile con la richiesta di garantirne come primo passo il finanziamento in una prospettiva pluriennale di stabilità, lasciando aperto il confronto, a partire dalle realtà ecclesiali, su proposte e modalità di ulteriore valorizzazione nell’ottica educativa di servizio al bene comune. È stato poi condiviso l’impegno di un anno attraverso il Rapporto di attività del 2011 che ha registrato progetti e interventi in Italia e in tutto il mondo. Caritas Italiana ha realizzato in 80 Paesi decine di progetti e 321 microprogetti. Sul fronte interno in risposta alla crisi sono state 806 le iniziative monitorate in 203 diocesi in particolare in favore delle famiglie.

Infine gli esiti del censimento dei servizi socio-assistenziali e sanitari collegati alla Chiesa in Italia hanno trovato un riscontro positivo tra i delegati Caritas con l’impegno a presentarli anche a livello regionale “È un modo – ha evidenziato Mons. Merisi - per aiutare il cammino del decennio sull’educare che suppone idee ma anche tanto esempio e testimonianza come quelli delle oltre 14.000 opere censite”.

Infine due appuntamenti: giovedì 21 giugno alle 11.30 la presentazione presso Radio Vaticana dell’audiolibro della collana Phonostorie su testi di don Tonino Bello, in collaborazione con Ceru – Centro Europeo Risorse Umane.

Il 30 giugno invece a Lamezia Terme verrà presentato il progetto “Costruire speranza” che unisce carità e legalità. Un’occasione che vedrà Caritas Italiana insieme alla delegazione regionale delle Caritas e alle chiese della Calabria per manifestare vicinanza a quanti sul territorio si battono per una cultura della legalità e sono stati a più riprese vittime di intimidazioni da parte della malavita organizzata. L’obiettivo è che questi eventi negativi diventino opportunità per educare le comunità alla legalità, far sì che un bene confiscato possa diventare opera segno a servizio dei poveri, avviare percorsi formativi con persone che già stanno lavorando sul territorio, impegnarsi per valorizzare il Progetto Policoro grazie anche a beni confiscati.

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