Siria: una crisi senza fine

La situazione ha assunto una dimensione di enorme gravità e il Papa ha ripetuto con toni angosciati l’appello lanciato a Pasqua: “Quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte, prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?”.

“Una crisi senza fine”, è questa la terribile affermazione che ritorna tra i delegati che hanno partecipato alla riunione di coordinamento dell’attività svolta dagli organismi di carità cattolici nella regione teatro del conflitto siriano. L’incontro ha avuto luogo mercoledì 5 giugno a Roma. Incoraggiato da Papa Francesco e organizzato da Cor Unum, il dicastero che esprime “la carità del Papa”, ha visto una nutrita presenza delle Caritas nazionali direttamente coinvolte nella regione, Siria, Giordania, Libano, Turchia e di altre Caritas. La situazione ha assunto una dimensione di enorme gravità e il Papa ha ripetuto con toni angosciati l’appello lanciato a Pasqua: “Quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte, prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?”. Vanno pertanto sostenute tutte le iniziative diplomatiche per un dialogo fruttuoso che porti alla fine del conflitto. Intanto le Caritas e gli altri organismi legati alla Chiesa Cattolica intensificano gli aiuti alle popolazioni colpite mirando in primo luogo al bene della persona e alla tutela della sua dignità. La Chiesa non può tirarsi indietro, soprattutto nelle situazioni dove c’è più dolore e “questo – ha sottolineato il Papa - è il modo più diretto per offrire un contributo alla pacificazione e all’edificazione di una società aperta a tutte le diverse componenti”. La crisi sta rapidamente sconvolgendo anche i paesi vicini. Sono fuggiti ormai circa due milioni di Siriani, soprattutto in Libano, dove fonti governative parlano di 1.300.000 di rifugiati. Il paese ha circa 4 milioni di abitanti e non può alla lunga sostenere un simile peso. Se si aggiungono altri due milioni e più di sfollati all’interno della Siria si percepisce il dramma che si svolge poco lontano dall’Europa. I primi scontri si sono verificati anche in Libano, tra le diverse fazioni, aggravando il rischio dell’estensione del conflitto. Le Organizzazioni legate alla Chiesa hanno assistito, dall’inizio della crisi, almeno 400.000 persone, in Siria e nei paesi confinanti, con un impegno totale di 25 milioni di euro. La situazione di fatto sta peggiorando, in Libano soprattutto dal punto di vista sanitario, come afferma P. Faddoul, presidente di Caritas Libano, e in Siria per la difficoltà stessa di raggiungere le vittime. La vita sociale nel suo complesso è stata sconvolta, la disoccupazione aumenta, così come l’emigrazione, i casi di sfruttamento lavorativo, la tratta dei minori, la prostituzione. I rapimenti non riguardano solo le persone note, come i due Vescovi ortodossi rapiti in Siria, ma sta diventando un’attività “normale”. Anche da Caritas Turchia, viene rinnovato con urgenza l’appello ad aiuti umanitari. “Siate lo strumento per dire al caro popolo siriano e del Medio Oriente che il Papa li accompagna ed è loro vicino. La Chiesa non li abbandona!”. È stato questo l’invito di Papa Francesco in conclusione del suo intervento. Caritas Italiana resta dunque accanto alle Caritas locali e assicura sostegno ai loro interventi. Rilancia infine ancora una volta l’appello alla pace del Papa, affinché la Comunità internazionale cerchi una soluzione negoziale del conflitto e favorisca l’aiuto umanitario per i profughi e i rifugiati. Come contribuire Chi vuole sostenere gli interventi di Caritas Italiana (causale: "Emergenza Siria") può versare il proprio contributo secondo queste modalità.
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